La Corte di Quarto è il progetto che da dicembre scorso sta prendendo vita nel giardino di CasArché. La Corte di Quarto sarà una palazzina con 14 appartamenti che accoglieranno nuclei familiari in difficoltà, ma anche cittadini pronti a mettersi in gioco per aiutare gli altri inquilini in un accordo di mutuo aiuto. È un progetto a cui teniamo molto e lo stiamo letteralmente vedendo crescere, osservandolo diventare più “alto” della sorella maggiore CasArché.

Ma come ci siamo arrivati?

Tutto comincia in una mattinata dello scorso dicembre, quando gli operai sono entrati nel giardino di CasArché e hanno cominciato a delineare il perimetro di quella che sarebbe diventata la Corte, pensata da p. Giuseppe e poi messa su carta (ehm… su schermo) dagli architetti dello studio di architettura 23bassi.

Nel prato di CasArché abbiamo immaginato per mesi come ci sarebbe stato l’edificio della Corte, proiettandovi mentalmente il rendering che gli architetti ci avevano fornito. Come si sarebbero trovate le mamme, i bambini e i futuri inquilini? Come sarebbe stata la vista su Quarto Oggiaro? E il nostro giardino con quell’ingombrante inquilino avrebbe cambiato faccia?

Poi, all’improvviso, ci ritroviamo una mattina con una sorpresa, come quando ti distrai un attimo e perdi l’azione del gol.

Le fondamenta sono state il primo vero passo che ha trasformato il sogno in solida realtà. Non potevamo ancora camminarci, ma sicuramente davano l’idea di cosa stava per nascere. L’ossatura della Corte stava prendendo forma.

C’è addirittura un piccolo arcobaleno che casca ai piedi dell’inquadratura e, anche se non è finito in una pentola d’oro, ha trovato qualcosa di molto più prezioso. I mesi invernali sono trascorsi e a primavera c’era molto più di una semplice base.

Ve lo avevamo detto che adesso CasArché è la “piccola” di famiglia: si sa, i fratelli minori diventano sempre più alti!

Ormai la Corte è una bella presenza del nostro giardino, la vediamo svettare arrivando al lavoro e sentiamo il suo occhio attento accompagnarci durante le giornate. Addirittura è diventata un simbolo, quando ci abbiamo appeso un lenzuolo per la campagna “Prima le persone”, occasione per ricordare che noi mettiamo sempre i diritti umani al primo posto, che siamo contro le politiche di odio che si stanno tragicamente diffondendo a macchia d’olio.

E adesso?

E adesso siamo qui, vicini al traguardo, ma non ancora arrivati. Vediamo la fine, ma c’è ancora un pezzettino di strada da percorrere.

Vi va di accompagnarci?