Dopo sei mesi di stage sulla comunicazione potrei raccontare quello che ho fatto: quali sono state le mie difficoltà, quali i miei punti forti. Potrei elencare le attività che mi sono piaciute, e quelle che avrei fatto volentieri a meno di svolgere. Tuttavia, penso che la nota veramente originale di questo stage sia stato il contesto. Se descrivessi cosa ho fatto durante le giornate spese seduta alla scrivania, oltre a dover trovare il modo di rendere il racconto interessante, mancherei di condividere ciò che di veramente unico mi ha lasciato Arché.

Non potrei ricordare tutti i sorrisi e gli sguardi complici rivolti ai bambini dall’ufficio. Loro in giardino a curiosare e chiedersi perché ci sia una finestra raso terra, noi con gli occhi puntati in alto pronti a intercettare i visini stupiti di vedere che “ci sono delle persone dietro quelle finestre così in basso”.

Dovrei omettere di aver un debole per i grandissimi occhi blu di Stefano che scrutano attenti tutta la sala da pranzo dall’alto del seggiolone.

Lascerei da parte il suono della voce della piccola Anna che dice vivace “Ciao, ciao, ciao” in cerca di nuovi amici da salutare.

Mi costringerei a non raccontare delle ossa lanciate a Mirtilla nel giardino di CasArché, e delle domande che mi hanno posto Sara, Andrea e Giorgio sugli argomenti più disparati mentre mi spostavo tra gli spazi della comunità.

Ti illuderei di non aver mai vissuto il dolcissimo pianto di Mattia. Era passata da poco Pasqua quando, alla fine di un pranzo insieme, l’educatrice di turno ha spezzato un coniglio di cioccolato da 1 kg per condividerlo tra tutti. A quel punto Mattia, vedendo Alice rompere il suo nuovo amico di cioccolato, è scoppiato in lacrime sincere, facendo sorridere tutti noi, per poi ritrovare la serenità e il sorriso dopo qualche minuto mangiando un orecchio del coniglio. Insomma, ti farei credere di aver lavorato in un luogo come tanti altri.

Ma CasArché non è un luogo come tanti altri, è un posto vivo che non manca di personalità. Da quando sono arrivata ho veramente visto CasArché crescere e prendere forma sotto i miei occhi: il giardino enorme dove questo inverno si era impantanata una macchina nel fango, ora è un bellissimo orto. L’ingresso agli uffici, una grande stanza vuota, ora ospita l’angolo caffè, una sala per le riunioni ed una cappellina. Le due stanze destinate alla sartoria sono operative e accolgono tante persone felici di lavorare insieme.

Sono sinceramente soddisfatta di aver collaborato con il “dietro le quinte” di Arché per questi mesi, e sono ancora più entusiasta di aver potuto lavorare in un ambiente così vivo e autentico, potendo toccare con mano, più per caso che per scelta, la nascita di un luogo nuovo volto a fare del bene a tutta la comunità.