Sono Cecilia, ho 16 anni e vivo a Milano.

Ho appena terminato un percorso di due settimane in CasArché. Non sono una volontaria e ogni volta che mi viene chiesto chi io sia devo spiegare che sono qui a causa dell’alternanza scuola lavoro, con lo scopo sia di affiancare i bambini della comunità nel loro tempo libero sia di lavorare e aiutare negli uffici. Non so bene come definirmi.

Due settimane è un periodo di tempo piuttosto breve, per quanto questa esperienza possa essere stata intensa.

Inizialmente il progetto non mi entusiasmava eccessivamente. Devo ammettere ci vedevo solo un modo per diminuire le ore di alternanza che mi restavano. Già due giorni dopo aver iniziato ho cominciato a cambiare idea, a capire maggiormente cosa stavo facendo e, quindi, a comprendere lo spirito di CasArché. Mi ha stupita l’atmosfera positiva della casa, mi ha dato l’idea di una grande famiglia unita, una famiglia pronta ad accogliere chiunque. Io mi sono sentita da subito accolta e questo mi ha sicuramente aiutata moltissimo.

Il primo giorno è stato il più duro, probabilmente perché c’è stato il primo impatto con una comunità e con un “modo di vivere” che non conoscevo o che comunque non mi aveva mai toccata direttamente. Quindi sì, ammetto che all’inizio ho avuto la tentazione di non continuare nemmeno. I bambini con i quali sono stata durante le due settimane sono molto piccoli e questo non mi ha sicuramente aiutata. Non conoscendomi non mi ascoltavano e ciò ha fatto sì che mi buttassi giù di morale più facilmente.

Col passare del tempo, in realtà già dal secondo giorno, ho preso questa esperienza con maggiore serenità. Il momento che più di tutti mi ha aiutata ad entrare in contatto con le mamme e con i bambini è stata la gita al parco faunistico delle Cornelle. Ho parlato con le mamme, alcune delle quali mi hanno raccontato pezzetti della loro vita e mi hanno reso partecipe delle loro paure. E se una mamma affermava di non vedere l’ora di lasciare la comunità, un’altra mi ha invece fatto capire quanto CasArché la facesse sentire protetta. Mi sono resa conto, quindi, che le donne e le ragazze (alcune hanno praticamente la mia età) ospiti della comunità sono completamente diverse tra loro, con vissuti più o meno pesanti e con problemi differenti. Tuttavia riescono più o meno bene a convivere.

Penso che quest’esperienza mi abbia in qualche modo fatto crescere un po’. CasArché mi ha regalato tante emozioni, non solo positive ovviamente perché le difficoltà sono state tante, ma tutto ciò non ha fatto che arricchirmi. Posso dirmi soddisfatta della mia scelta e voglio portare avanti questo percorso appena iniziato. Se non avrò la possibilità di fare ancora alternanza scuola lavoro qui, penso comunque di tornare come volontaria. Sono contenta di aver fatto parte, seppure per poco, di questa comunità.

Di quest’esperienza ricorderò sempre le persone che mi hanno affiancata in ufficio. Ricorderò sempre cuoco Enzo e la sua simpatia. Mi mancheranno le mamme, che hanno deciso di aprirsi e parlare con me solo poco prima che io andassi via. E infine mi mancheranno i bimbi, gli stessi bimbi che all’inizio mi hanno fatta disperare (piccole pesti!).

Arrivederci, CasArché.