La nostra piccola amica all'opera con le tavole dell'architetto Chiara

La nostra piccola amica all’opera

C’era una volta un terreno e su questo terreno sorgeva un edificio. Questo edificio era una scuola degli anni Settanta, con solo quattro grandi stanze, un impianto elettrico dell’epoca e niente aria condizionata.

C’è oggi un’esigenza, quella di tendere la mano ad aiutare mamme e bambini bisognosi, e c’è una Fondazione, Arché, che è pronta a farlo rimboccandosi le maniche.

Poi c’è la volontà, la fatica, le donazioni di chi, con grandissimo cuore, ha deciso di sostenerci. Ci sono i nostri architetti, i nostri operai, i nostri volontari. Ed è così che questo terreno, ormai abbandonato e non privo di macerie, sta cambiando. Sta diventando ciò che ora, finalmente, si può chiamare CasArché.

I lavori sono in corso, lo studio di architettura “23 Bassi” ha fornito a CasArché un progetto favoloso, che sta diventando reale, costruito con cemento e mattoni, e non più soltanto su carta.

Il cantiere impacchettato

Il cantiere impacchettato

Risalgono a febbraio i primi incontri sul progetto architettonico dell’edificio, dopo moltissime riunioni, confronti allargati, telefonate. È stato un progetto che ha avuto bisogno di molti sopralluoghi per la sua complessità e per l’impegno e la dedizione che gli esperti ci hanno donato.

Chiara, uno dei nostri architetti, si divertiva a regalare le bozze dei disegni a una bimba di Arché, che era felice di metter mano anche lei al progetto, disegnando sulle tavole e, forse, sorridendo all’idea che fosse tutto un po’ anche opera sua. Perché CasArché sarà e deve essere soprattutto questo: un luogo di bene comune, dove mamme e bimbi si sentano a casa, protetti, felici e pronti a ricominciare la loro vita.

Ma qual è la prima cosa da fare quando si vuole far rinascere una casa da un edificio già esistente? Impacchettare tutto. Proprio così, come fosse un regalo, che va poi scartato e goduto dai suoi riceventi. E CasArché è anche un bellissimo regalo. Tutto il cantiere è stato quindi “impacchettato” dai nostri operai, che nel giro di un giorno sono riusciti a demolire il vecchio per far posto al nuovo. È stato straordinario il lavoro che solo nelle prime 48 ore sono riusciti a fare, con grande spirito e professionalità.